La pubblicazione “Imprese del settore primario - 2025” offre una panoramica sullo scenario dei settori di agricoltura, silvicoltura, caccia, acquacoltura e pesca e sui relativi fabbisogni professionali in termini di entrate programmate.
Le dinamiche del settore primario in Italia
Dal 2020 a oggi, i volumi produttivi del comparto agricolo hanno mantenuto una tenuta sostanziale. Nel 2024 è emersa una progressione del 2% del valore aggiunto (misurato a prezzi costanti). Negli ultimi anni si nota anche una ripresa occupazionale con il numero di lavoratori nel settore in aumento. A fronte di un livello stabile del valore aggiunto, a una domanda di lavoro in aumento è corrisposta una contrazione della produttività del lavoro.
Il panorama delle imprese agricole sta attraversando una fase di lenta ma significativa trasformazione strutturale, in cui si nota una diminuzione numerica; nel 2025 si contano circa 668 mila imprese, con una contrazione di quasi 11 mila unità rispetto all'anno precedente. Altri fenomeni riguardano la parcellizzazione del tessuto produttivo composto da ditte individuali per l’84%, ma è presente anche una certa spinta alla modernizzazione societaria, infatti le società di capitale, crescono del 3% su base annua e raggiungono la quota del 3,5% del totale del settore.
Il mercato del lavoro per le imprese del settore primario
La pubblicazione presenta un’analisi completa sui numeri chiave del mercato del lavoro nel settore come per la propensione ad assumere nelle imprese, le principali forme contrattuali adottate e l’incidenza di giovani donne e immigrati.
Nel volume troverai inoltre un focus sulla difficoltà di reperimento dei profili professionali nel settore e sulle strategie delle imprese per fronteggiarla. La pubblicazione presenta anche quali sono le professioni più richieste dalle imprese nel settore e i livelli di istruzione e le competenze richieste ai lavoratori.
Nel corso del 2025, il fabbisogno occupazionale totale del comparto ha sfiorato le 432 mila unità. Rispetto alla media del sistema economico, il settore primario manifesta una spiccata propensione ad assumere, trainato prevalentemente dal contributo delle micro-realtà aziendali (1-9 addetti).
L’88% delle entrate programmate è legato a contratti a tempo determinato, a causa della stagionalità della produzione vi è infatti un maggiore ricorso a forme flessibili rispetto al resto dell’economia.Nel Sud e nelle Isole si concentra il 55,5% delle entrate programmate dell’anno.
È alta la richiesta di lavoratori immigrati da parte delle imprese del settore primario: si tratta del 43% del totale delle entrate programmate, contro il 23% circa nel complesso dei settori dell’economia. La domanda di lavoratori immigrati appare legata al profilo professionale dei braccianti agricoli ma percentuali non trascurabili si riscontrano anche nel caso di mansioni che richiedono competenze più specializzate, come quelle delle coltivazioni legnose, dell’orto-florovivaismo e degli allevamenti.
La difficoltà di reperimento di profili professionali nel settore primario
La difficoltà di reperimento nel settore primario si assesta al 42,9%. Il principale ostacolo è la mancanza di candidati, considerata un fattore di difficoltà nel 30% del totale delle posizioni aperte. La difficoltà di reperimento si evidenzia soprattutto nei comparti legati all’allevamento, dove la combinazione tra l’insufficienza numerica dei candidati e la richiesta di esperienza pregressa mette in luce la carenza di competenze richieste nel mercato del lavoro.
La transizione verso un Settore Primario 4.0
Il settore primario italiano poggia su un equilibrio delicato tra eccellenza qualitativa e struttura produttiva altamente frammentata. Se da un lato le piccole imprese sostengono la capacità di creare occupazione, dall'altro la forte stagionalità anche a livello contrattuale frena la crescita. La soluzione risiede nella transizione verso il 'Primario 4.0': un'evoluzione dove tecnologia e sostenibilità marciano di pari passo con la crescita professionale. Investire nel talento e nelle nuove competenze è l'unico modo per garantire al settore la produttività e la resilienza necessarie per competere a livello mondiale.
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