Il volume "Nuove Imprese 2025" offre un ritratto dei nuovi imprenditori in Italia. L’analisi delinea come si configura la nuova imprenditorialità nel 2025, la distribuzione settoriale delle imprese, il fenomeno della neo-imprenditorialità al femminile e straniera e l’analisi dei fabbisogni professionali. Le “nuove imprese”, oggetto dell’analisi, rappresentano un sottoinsieme delle nuove iscrizioni annotate nel Registro delle imprese delle Camere di commercio, definito verificando se le nuove iscrizioni hanno una relazione con imprese preesistenti. Nel caso non vi sia relazione con realtà preesistenti, si parla di “nuove imprese”.

Nuove imprese in Italia nel 2025

Il numero complessivo stimato di nuove imprese, includendo per la prima volta il settore primario, per il 2025 è pari a 167.410 unità. Si osserva un incremento moderato rispetto all’anno precedente a parità di perimetro settoriale.

Caratteristiche della nuova imprenditorialità

Il profilo dei nuovi imprenditori evidenzia una netta scelta verso l’imprenditorialità per opportunità. Per il 57,4% degli intervistati, la motivazione principale è la ricerca del successo economico e personale, unito al desiderio di valorizzare il proprio know-how e la conoscenza del mercato. Parallelamente, scende la motivazione dell’aprire un’impresa per necessità: solo il 18,2% sceglie di mettersi in proprio per sopperire alla mancanza di un'occupazione.

Imprenditoria femminile e profili demografici

Dal punto di vista demografico, sebbene la fascia 35-50 anni resti prevalente (41,3%), emerge un certo dinamismo tra gli under 35, che rappresentano ormai il 33,5% dei nuovi imprenditori. Anche l’imprenditorialità femminile, pur attestandosi complessivamente al 21,8%, mostra un profondo rinnovamento: una nuova imprenditrice su tre (33,2%) ha meno di 35 anni.

Domanda di lavoro delle nuove imprese

Per il 2025 le nuove imprese prevedono 22.520 entrate, consolidando i volumi raggiunti dopo il picco del 2024. La domanda di lavoro si concentra per il 40,6% su impiegati e addetti al commercio e ai servizi, con una netta preferenza per i profili giovani. Le figure ad alta specializzazione (dirigenti e tecnici) incidono per il 22,3%: un dato in lieve flessione rispetto all'anno precedente, ma che resta comunque superiore alla media nazionale.

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