La pubblicazione “Imprese artigiane 2025” offre una panoramica sul sistema produttivo artigiano in Italia e l’analisi sui fabbisogni professionali e di competenze che caratterizzano la domanda di lavoro nel settore.
Le imprese artigiane nel 2025
L’artigianato italiano è una componente chiave del Made in Italy per il suo ruolo economico e sociale dovuto alla diffusione capillare sul territorio.
L’artigianato rappresenta un comparto molto esteso (oltre 1,14 milioni di imprese e circa 2,72 milioni di addetti), con un peso rilevante nel mondo delle PMI.
Il settore, data la sua fondamentalità, sta vivendo un momento di transizione: i dati confermano un comparto centrale per economia, lavoro e identità produttiva italiana, ma attraversato da cambiamenti strutturali (riduzione di imprese/imprenditori, aumento del lavoro dipendente, ricerca di maggiore organizzazione) e con una struttura dimensionale ancora sbilanciata verso la microimpresa.
Distribuzione settoriale delle imprese artigiane e degli occupati
Le costruzioni rappresentano l’ambito dominante per numero di imprese, mentre l’industria concentra una quota molto alta di dipendenti. Emergono “settori-chiave” che combinano tradizione produttiva e rilevanza occupazionale (meccanica, metalli, tessile/abbigliamento, alimentare, legno-mobile) e servizi ad alta presenza artigiana (estetica/benessere, riparazioni auto/moto, logistica/trasporti, servizi operativi).
Mercato del lavoro e imprese artigiane
Nel 2025 l’artigianato continua a generare una domanda di lavoro significativa (circa 491 mila ingressi programmati, pari all’8,5% del totale nazionale).
Le forme contrattuali rivelano un comparto che usa la flessibilità (determinato/ a chiamata) come modalità prevalente.
Allo stesso tempo, però, le imprese artigiane si distinguono per un ricorso maggiore ad indeterminato e apprendistato rispetto alle non artigiane, per la necessità di trattenere competenze tecniche e trasmettere know-how.
Il ricambio generazionale non è solo un tema “anagrafico”, ma produttivo, tanto che l’ottima tenuta della componente giovanile rappresenta un segnale positivo.
La bassa partecipazione femminile, specie nei settori dominanti come le costruzioni e alcuni settori industriali, resta una criticità.
Il ruolo crescente del lavoro immigrato appare strutturale: la sostenibilità del comparto passa anche da integrazione, qualificazione e stabilizzazione di questa forza lavoro.
Le professioni chiave e la difficoltà di reperimento per le imprese artigiane
Il cuore della domanda resta centrato su operai specializzati e conduttori di impianti e proprio qui si concentra la maggiore difficoltà di reperimento (soprattutto per mestieri come idraulici, meccanici manutentori, attrezzisti).
La difficoltà di reperimento è un rischio sistemico: se il principale ostacolo è la scarsità di candidati e il mismatch di competenze, allora la competitività del settore dipende dalla capacità di “costruire” competenze (formazione interna/ esterna) e rendere l’artigianato più attrattivo, soprattutto per giovani e donne.
La pubblicazione presenta anche un’analisi dei livelli di istruzione richiesti nelle imprese artigiane, approfondendo il valore delle qualifiche professionali, delle competenze pratiche e dei percorsi formativi.
Il volume si conclude con un focus su imprese artigiane, sostenibilità e trasformazione digitale.
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