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 Il volume sulle previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2022-2026) presenta gli scenari più recenti sugli andamenti occupazionali per il prossimo quinquennio, con l’obiettivo di fornire un contributo utile per l’orientamento e la programmazione della formazione.

 

L’evoluzione del mercato del lavoro e i fabbisogni occupazionali per il 2022-2026 in Italia

Il report sulle previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2022-2026) rappresenta un approfondimento necessario sulle dinamiche del mercato del lavoro del futuro, incorporando gli effetti ipotizzabili degli interventi da realizzare grazie alle risorse del Piano Next Generation EU. Rispetto alle altre pubblicazioni Excelsior, il campo di osservazione delle previsioni quinquennali si estende agli occupati dell’intera economia, comprendendo anche la pubblica amministrazione, agricoltura e pesca, ma escludendo i servizi domestici. Le previsioni vengono esposte secondo due possibili scenari di andamento dell’economia: lo scenario B - più favorevole – costruito applicando le previsioni sul PIL del Governo pubblicate nel quadro programmatico del NADEF a settembre 2021; lo scenario A che considera le stime del FMI formulate a ottobre 2021. La stima del fabbisogno occupazionale è data dalla somma della replacement demand (quella per sostituire i lavoratori in uscita) e della expansion demand (quella prevista in base alla crescita economica). Per il quinquennio 2022-2026 si prevede un fabbisogno occupazionale complessivo compreso tra 4,1 e 4,5 milioni di lavoratori, di cui 1,3-1,7 milioni di unità determinate dalla componente di crescita economica: un contributo, in termini relativi, compreso tra il 31% e il 38% del fabbisogno, raggiunto grazie all’impatto dei diversi interventi messi in campo dal Governo e, in particolare, dal piano finanziato dall’Unione Europea Next Generation. Secondo queste stime, l’Italia potrebbe ritornare ai livelli occupazionali pre-Covid del 2019 già alla fine del 2022 secondo lo scenario più favorevole oppure nel 2023. Il fabbisogno di occupati nel quinquennio dovuto alla necessità di sostituzione del personale in uscita per naturale turnover supererà 2,8 milioni di unità, a conferma della rilevanza del driver relativo all’invecchiamento demografico. La pubblicazione consente di analizzare i fabbisogni occupazionali per il prossimo quinquennio per filiere settoriali e professioni.

Le assunzioni previste dalla Pubblica Amministrazione fino al 2026

Per quanto riguarda la PA, si prevede tra il 2022 e il 2026 un fabbisogno di 770mila dipendenti pubblici, che sarà determinato per oltre il 90% dalla necessità di sostituzione, stimata in 726mila unità nel quinquennio, mentre l’aumento dello stock riguarderà circa 44mila occupati. Si tratterà in prevalenza di figure ad elevata specializzazione, in parte per i flussi aggiuntivi in ingresso per l’attuazione della riforma della PA e della Giustizia e per il supporto nella gestione dei processi connessi all’attuazione del PNRR.

Le competenze green e digitali e i lavori del futuro

Le indicazioni e la spinta del Next Generation Eu Italia non lasciano dubbi in merito allo sviluppo ulteriore del macrotrend digitale e della green economy. Le competenze green saranno sempre più pervasive nei diversi settori e profili professionali. In particolare, si stima che nel quinquennio considerato il mercato del lavoro italiano richiederà il possesso di attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale a 2,4-2,7 milioni di occupati, e per il 60% di questi tale competenza sarà necessaria con importanza elevata (1,5-1,6 milioni). Alcuni green jobs – trasversali ai diversi settori – potranno diventare sempre più strategici all’interno delle organizzazioni come, ad esempio, l’informatico ambientale, che sarà chiamato a sviluppare software e applicazioni dedicate, l’avvocato ambientale, il mobility manager, l’energy manager, l’ecodesigner, l’esperto di acquisti verdi, l’esperto di marketing ambientale. In parallelo, si assisterà ad una domanda crescente e trasversale di competenze digitali, che si stima saranno richieste dalle imprese e dalla PA a 2,1-2,3 milioni di occupati tra il 2022 e il 2026. Oltre agli specialisti e tecnici informatici, come sviluppatori di software e analisti programmatori, saranno necessarie professioni per implementare gli investimenti in trasformazione digitale più innovativi legati a cloud, mobile, big data, cyber security, IoT che risultano in forte crescita. Si tratta di figure emergenti come il cloud computing specialist, big data specialist, l’esperto in IoT, lo specialista nell’IA e il robotics specialist.

I titoli di studio più richiesti nei prossimi anni

Viene stimata una domanda di lavoro più orientata a figure tecniche e specialistiche e questo avrà l’effetto di aumentare il fabbisogno di lavoratori laureati e diplomati. Nei prossimi anni, però, rischia di aumentare la difficoltà di reperimento del personale, dal momento che si evidenziano potenziali situazioni di carenza nell’offerta di laureati nelle materie STEM, nel campo medico-sanitario e nell’area economica. Le stime, inoltre, mostrano un significativo mismatch per l’istruzione e formazione professionale (IeFP), con un’offerta formativa complessiva in grado di soddisfare solo circa il 60% della domanda potenziale, con situazioni più critiche per gli indirizzi della meccanica, logistica ed edilizia. Il volume offre per lauree, diplomi e qualifiche il confronto tra la domanda di occupati prevista e l’offerta formativa, approfondendo il tema del mismatch per i diversi indirizzi di studio.

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