Sono il 19,5% le imprese italiane con dipendenti hanno effettuato o effettueranno assunzioni nel 2016, con un recupero di oltre 6 punti rispetto al minimo storico del 2013. Per le imprese che esportano e che realizzano innovazioni, la propensione ad assumere è ampiamente superiore alla media (rispettivamente, 36% e 34%): ciò conferma che la strada da intraprendere per sviluppare l’occupazione è quella dell’internazionalizzazione, della digitalizzazione, dello sviluppo degli investimenti nella direzione della manifattura 4.0, del sostegno alle start up tecnologiche. Per approfondimenti leggi il comunicato stampa e la pubblicazione Excelsior Informa – fabbisogni occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi

Il profilo generale dell’andamento dell’imprese che assumono è praticamente lo stesso per le imprese dell’industria e dei servizi, ma con una importante differenza: tra il 2008 e il 2013 la quota delle imprese industriali con programmi di assunzione si si è ridotta di ben 18 punti, a fronte dei 13,7 persi dalle imprese dei servizi; fra il 2013 e il 2016, al contrario, le imprese industriali hanno conosciuto un recupero più deciso, di 7,7 punti, contro i soli 5,7 punti recuperati dalle imprese dei servizi. Tra i due settori si è quindi in gran parte ristabilito il consueto divario a favore dell’industria, dove, nel 2016, le imprese con programmi di assunzione superano il 21%, oltre 3 punti in più rispetto a 18,8% di quelle dei servizi. Questo divario ha natura strutturale, per le maggiori dimensioni medie delle imprese industriali rispetto a quelle dei servizi, e in ragione del fatto che la quota di imprese con assunzioni si accresce all’aumentare delle dimensioni aziendali.

Gli andamenti di questo indicatore esprimono alcuni tratti fondamentali circa l’evoluzione della domanda di lavoro da parte delle imprese, vale a dire, l’impatto iniziale della crisi particolarmente accentuato sul settore industriale e la successiva ripresa, anch’essa più accentuata di quella dei servizi, in “sofferenza” per la debolezza delle componenti interne (consumi delle famiglie in primis), mentre l’industria poteva beneficiare di una rinnovata capacità di presenza sui mercati esteri. I sintomi di ripresa della domanda interna che cominciano ad affiorare tendono a ridurre questo divario, e nel 2016 i due settori aumentano la propensione ad assumere in misura non dissimile: di 3,5 punti le imprese industriali, di 2,9 quelle dei servizi.

 Per approfondimenti leggi la pubblicazione “Il monitoraggio dei fabbisogni professionali dell’industria e dei servizi per favorire l’occupabilità”.

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